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Zanzibar: la storia, la cultura, la musica


Zanzibar è un arcipelago costituito da due isole più grandi Unguja e Pemba più una serie di isole ed atolli minori.

Generalmente il turismo ha come destinazione principale Unguja, dove si trova la capitale Stone Town.
L’isola è lunga circa 90 km da Ras Nungwi a nord a Ras Kizimkazi a sud e ha una larghezza massima di circa 40km.

Cenni storici



Zanzibar è un paradiso tropicale, offre spiagge bianchissime e mare cristallino ma anche una cultura originale ed interessante nata dall’intreccio di diverse popolazioni che hanno conquistato l’isola nel corso degli anni.

I primi furono i Persiani che uniti alla popolazione indigena originarono la cultura swahili, in seguito fortemente contaminata da quella araba musulmana.
Successivamente alla scoperta del Capo di Buona Speranza e della rotta per l’India, i Portoghesi si impadronirono delle coste dell’Africa Orientale, Zanzibar compresa, portando ad un declino del commercio e delle città.

La dominazione ebbe termine nel 1652 con l’avvento degli Arabi provenienti dal Sultanato dell’Oman, che ricostruirono Stone Town e fecero rifiorire il commercio per mezzo della tratta degli schiavi.
Nel 1811 il celebre Sultano Seyyid bin Said inaugurò il mercato degli schiavi di Zanzibar dove furono venduti più di un milione di esseri umani nell’arco di 60 anni, principalmente per garantire manodopera alle piantagioni europee nell’Oceano Indiano.
Contemporaneamente introdusse nell’isola la coltivazione dei chiodi di garofano e alimentò rapporti commerciali con l’Occidente.

Zanzibar divenne la base per gli esploratori europei alla scoperta dell’Africa, come Livingstone e Stanley, che col tempo portarono all’abolizione della schiavitù.
Disordini politici, catastrofi naturali e malattie misero in ginocchio il commercio dell’isola, così nel 1890, durante la spartizione dell’Africa da parte degli europei, Zanzibar fu dichiarata protettorato britannico.
Dopo la seconda guerra mondiale, l’insoddisfazione verso il potere politico arabo-inglese ed economico indiano che controllavano l’intera ricchezza dell’isola fu sempre più generalizzata.

Zanzibar raggiunse l’indipendenza nel 1964, con una fulminea rivoluzione guidata dall’ugandese John Okello che portò a 12.000 vittime in una notte e la fuga verso il continente di arabi e indiani. Il nuovo governo fu istituito dal Abeid Amani Karume leader del partito politico ASP, il partito nazionalista africano, ispirato ai regimi di sinistra.

Le conseguenze economiche dell’indipendenza furono decisamente negative, nello stesso anno Karume accettò a malincuore l’unione con il Tanganyka di Nyerere per creare la Repubblica Unita di Tanzania. Zanzibar mantenne parte della sua autonomia, il proprio presidente, la costituzione, il sistema giudiziario.

La politica economica di Zanzibar passò dalla nazionalizzazione delle proprietà adottata da Karume per creare piantagioni a gestione pubblica al processo di liberalizzazione voluto da Ali Hassan Mwinyi, più tollerante e democratico. Gli investitori stranieri furono attirati dal presidente Salmin Amour, tuttavia a causa di disordini politici tra i due partiti maggiori il CCM (Chama Cha Mapinduzi, Partito della Rivoluzione) e il CUF (Civic United Front) durante le prime elezioni multipartitiche del 1995, gli aiuti cessarono ed intervenne Amnesty International in difesa degli attivisti accusati di alto tradimento.

Nonostante il patto di riconciliazione tra i due partiti e gli sforzi del presidente in carica Amani Karume, anche le elezioni del 2000 si svolsero in un clima di tensione, con violenti interventi da parte della polizia.
Inaspettatamente nell’ottobre 2001 si conclusero le trattative tra i due schieramenti politici con l’accordo di pace detto Muafaka, finora rispettato da entrambe le parti.

Musica



Si capisce che la musica è molto importante a Zanzibar guardando la gente commuoversi e stringersi il cuore con le mani al petto quando viene suonata la canzone preferita. Diversi sono i generi musicali di cui godere, basati su strumenti tipici africani o sonorità arabeggianti, indiane o religiose.

La tradizionale musica fatta di percussioni e canti chiamata Ngoma ya Kiasili, ossia musica degli avi, accompagna feste ed eventi personali importanti come matrimoni, nascite e magie. Una forma di Ngoma che si presta alla danza è la Chakatcha.

Speciali percussioni chiamate dumbak sono alla base della Kidumbak, insieme a violino e, viene suonata in versione più o meno veloce da una piccola orchestra in occasioni di feste e serate.

La musica Taarab è nata nella costa dell’Africa Orientale, caratterizzata da suoni che ricordano il mondo arabo. La voce solista è tipicamente femminile ed è accompagnata da una grande orchestra fatta di violini, violoncelli, liuti arabi, cetre egiziane, clarinetti, percussioni. La tradizionale Culture Taarab della quasi centenaria celeberrima Bi Kidude è stata seguita dalla Modern Taarab, che utilizza chitarre elettriche e sintetizzatori per suoni adatti anche in discoteca.

La musica Jazz suonata da orchestre formate da numerosi musicisti, anche 20 persone sul palco, fa ballare persone di qualsiasi età.

Ed infine la Bongo Fleva, l’Hip Hop in versione swahili, che fa impazzire tutti i giovani dell’Africa Orientale. Nei locali e in discoteca è il genere di tendenza da qualche anno insieme al Raggeaton.
Ciascun genere musicale è caratterizzato da un particolare modo di ballare, tipico arabo o più legato alla tradizione africana, sicuramente da vedere e anche da provare!